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Marco Moccia, musica e Calabria.

Marco Moccia

Fra i tanti eventi dell’Oktoberfest, durante il Biergarten Live si esibirà Marco Moccia con la sua compagnia ‘Mbusi&Sciutti‘. Il 1 ottobre al Brasseur Hugo non perderti questo evento.

La tradizione è cultura: Marco Moccia si racconta.

Il termine cultura deriva dal verbo latino colere, “coltivare”. Si può dedurre che ‘coltivare una passione’ è l’intreccio che nasce fra conoscenza e amore. Questo è quello che emerge dalla grande esperienza di Marco Moccia, musicista di musica popolare ed etnica, con esperienza ventennale.

Appassionato di canto e strumenti tradizionali, Marco è un calabrese innamorato delle proprie radici, che ha fatto tesoro di una cultura musicale e popolare che arriva da un tempo lontano, ma che noi calabresi portiamo dentro, perché scorre nelle nostre vene. Una musica legata alla vita degli antenati, che ci fa riflettere ma anche cantare e ballare.  

Marco Moccia racconta della sua cultura familiare arbëresh. Originario di un paese piccolissimo in provincia di Cosenza, San Benedetto Ullano, afferma emozionato: “Sono cresciuto fra la musica dell’organetto di mio nonno e le storie di mio padre, anche lui canta storie.”

La sua consapevolezza di identità musicale risale ad un’età un po’ più matura -“ Verso i vent’anni ho capito la vera importanza della musica popolare, dell’identità e del senso di appartenenza ad una cultura così bella.”. Il musicista si sofferma con particolare attenzione a quel sentimento di appartenenza. Non si tratta solo di retorico nozionismo antropologico, ma di passione, amore e identità culturale che fa accrescere esponenzialmente la voglia di conoscenza.

La musica come fenomeno di identità culturale nutre un sentimento sincero verso i luoghi, le tradizioni e modi di vivere.

Confessa che anche lui è cresciuto con il mito dei Queen e dei Pink Floyd, negli anni in cui il rock esplodeva un po’ in tutte le radio nazionali ed internazionali. Lui è riuscito, forse anche inconsapevolmente, a riservare uno spazio privilegiato a quella parte di musica originale e identificativa, che lo lega alla sua famiglia e alla sua terra.

La musica che propone inevitabilmente lascia trapelare un forte amore per la Calabria.

Cosa pensa lui di questa terra?

-“La Calabria è una terra bellissima. La natura che la caratterizza è meravigliosa, frastagliata e diversa, ma splendida in tutte le sue forme. Una terra, però, matrigna. Per quanto bella sia la promessa che ti fa quando nasci per la sua natura, gli abitanti calorosi, il clima favorevole, purtroppo, ti illude. Sarà per la sua storia di dominazioni che non siamo riusciti a tirar fuori il bello che c’è in lei. Quando ero giovane ero molto speranzoso, ma con gli anni non ho ottenuto il cambiamento che sognavo!”.

Marco Moccia

Ha viaggiato e ha scoperto tanti posti. La musica calabrese con Marco Moccia è arrivata fino in Francia, in Spagna, in Germania, Grecia, Albania e Cossovo. Soprattutto queste ultime risultano le più frequentate per il forte connubio culturale che le lega.

Proprio in questo campo Marco ha affermato: ”L’immigrazione è un fenomeno sempre esistito. La Calabria ne è protagonista da sempre. Noi viviamo emigrazione ed immigrazione contemporaneamente, anche la musica popolare lo narra. ‘Riturnella’ è uno dei tanti testi più famosi che esprimono tutto il sentimento di abbandono della propria terra, utilizzando come simbolo la rondine e la barca. ‘Oh mia bella  Morea’ (Moj ë Bukara Morë) è un altro pezzo in lingua arbëresh sull’immigrazione albanese, sulla mancanza dei propri legami. Il fenomeno ci appartiene da sempre”

Riturnella

La sua arte è il canto che accompagna con la chitarra e altri strumenti tradizionale come l’organetto, la ciaramella o pipita. Nella musica popolare che racconta emerge l’uomo del sud in tutti i suoi momenti.

I canti proposti da Marco sono così antichi che, alcuni di questi, hanno origini bizantine post-romane.

Si hanno le ninna nanne che scandiscono il momento della nascita, le filastrocche nella fase ludica del bambino, le serenate in cui l’uomo ormai giovanotto si innamora. Quasi tutte le canzoni  parlano d’amore, della vita nei campi dalla mietitura e alla vendemmia. Ogni momento di vita una volta aveva il suo canto. Vi sono anche le canzoni di protesta, pronunciate in modo ironico e velato in codici dialettali nei confronti dei padroni, sotto forma di augurio ma che esplicitava il malcontento.

Il momento del canto è un intervallo temporale particolare per ogni artista, ognuno cerca di esprimere sé stesso e di comunicare un messaggio.

” Cerco di estrapolare tutti quei valori che i nostri nonni raccontano e che la musica esprimeva. Voglio comunicarli in questa società. Quando canto mi sento come Caronte, un mediatore fra antichità e attualità. Prendo il meglio di una volta e lo voglio portare qui, oggi. Questa società, che è carente di valori, ne ha bisogno. Abbiamo bisogno di credere nell’amicizia, nel rispetto, nella lealtà. Ciò che dell’antichità può rappresentare un freno evito di esprimerlo, ma tutto ciò che è buono viene esposto e narrato. Io attraverso la musica viaggio nelle nostre radici, ed è bellissimo!

Marco Moccia

Classificazione: 5 su 5.

Marco Moccia si esibirà con la sua compagnia ‘Mbusi&Sciutti’ l’1 ottobre al Brasseur Hugo.

Marco Moccia

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